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Non appena piove scatta l'allarme e il sistema Italia va in crisi. E gli italiani si arrabbiano.


Pioggia e maltempoPiove. Anche solo per poche ore e l'Italia va sott'acqua. Gli argini dei fiumi crollano miseramente, i rivoli diventano torrenti, l'acqua invade le città e i paesi causando disastri.

Ormai ad ogni pioggia un po' più sostenuta si rischia l'alluvione. Genova, Carrara, qualche anno fa Vicenza e comuni del padovano, la dimenticata Messina. Alberi che vanno giù come foglie a Catania e Roma.

Case costruite dove non si dovrebbe, aree verdi invase dal cemento, vecchi letti di fiumi divenuti sede di complessi edilizi. A parte la casualità della situazione meteo vien da pensare che anche l'uomo, o meglio l'avidità dell'uomo, abbia una certa responsabilità.

Possibile, inoltre, che ad ogni disastro meteo si parli di interventi urgenti da mettere in atto ma che poi non vengono attuati oppure si realizzano dopo anni e anni? Il disastro e l'emergenza danno il via ad appalti. E gli appalti danno il via ai ricorsi delle aziende che non se li aggiudicano. Risultato? I cittadini vanno sott'acqua e si ritrovano a denunciare le solite cose: carenza di aiuti, lentezza degli interventi. Anno dopo anno.

E le tasse. Gli alluvionati si sono spesso sentiti dire che le tasse sarebbero state rinviate (quando si dovrebbero cancellare in certi casi) per ricevere successivamente richieste di pagamento.

E le tasse. Quante ne pagano gli italiani... una montagna. Pare che però le tasse aumentino e i fondi per fare fronte al dissesto idrogeologico siano sempre meno. In un Paese a rischio come l'Italia fossi, argini, fiumi, dovrebbero essere sempre puliti e monitorati. Certe autorizzazioni a costruire in certi posti si potrebbero anche evitare.

Gli italiani si stanno arrabbiando. Sono stufi delle prese in giro messe in atto da politici che non sanno far altro che presenziare in tv e parlare parlare e parlare. Gli annunci hanno stufato tutti. E far sparire le notizie dalla prima pagina dei grandi giornali nazionali non sembra utile.

La politica è troppo distante dalla gente e dai suoi bisogni reali. Non si può solo chiedere di pagare tasse su tutto per non dare servizi. Il costante impoverimento della sanità pubblica, della scuola pubblica, dei trasporti pubblici per dare vantaggi ai privati è evidente.

Naso all'insù, dunque, per osservare le nuvole e le mani, consiglio, saldamente sul portafogli. Non si sa mai arrivi qualche nuova tassa o qualche altro "contributo obbligatorio di solidarietà" (che contraddizione in termini!).

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