

Ai giornalisti non rimane che il triste ed arduo compito di narrare - si spera con accortezza, rispetto e gentilezza - la catastrofe che è accaduta.
Si spera sempre che i colleghi possano andare con i piedi di piombo e umiltà e, invece, talvolta, si sentono domande ai sopravvissuti che fanno rabbrividire e vergognare un po'. Cosa si domanda a fare "cosa prova adesso?" ad una persona che ha perso casa, amici e familiari in circa 1 minuto? Che risposta si vorrebbe ottenere?
Certe domande non andrebbero mai poste. Evidentemente chi le pone non ha idea della tragedia e ha deciso solamente di cercare lo scoop facile condito di tante lacrime e tristezza. Quelle lacrime e quel sangue che sono, purtroppo, tra le prime regole del giornalismo italiano. Senza rispetto delle persone e della loro disperazione.
E non parliamo di super-esperti pronti a comparire davanti le telecamere per ribadire ciò che evidente ossia che non si può prevedere, almeno fino ad ora un terremoto. Stendiamo un velo pietoso su quei politici - le cui dichiarazioni neanche riportiamo - che approfittano del terremoto per fare campagna elettorale e per fare polemica contro i migranti.
Politici che, invece di trovare soluzioni, sommano disperazione a disperazione. Vergognoso. L'Italia è diventato un Paese di cinici avvoltoi pronti a tuffarsi nella disperazione della gente invece di proporre soluzioni per cui ottengono lauti stipendi e moltissimi privilegi.
A noi non rimane che la solidarietà che la gente comune ha per la gente comune. Inviare messaggi sms al 45500 per sostenere le attività della Protezione Civile. Sostenere come ci è possibile la Croce Rossa e le Associazioni di volontariato che sono accorse sui luoghi della catastrofe.
Si deve pretendere dai signori della politica una soluzione soddisfacente per gli sfollati in quanto l'inverno si avvicina e centinaia di persone non potranno vivere nelle tendopoli. Qualcuno parla già di radere tutto al suolo e di ricostruire. Invito alla riflessione prima di parlare. Ci sono tante persone che hanno davvero bisogno in questo momento.
A ben guardare l'Aquila e il terremoto in Emilia Romagna non è che si sia ricostruito tanto e bene. Sembra che anche alcuni terremotati dell'Irpinia (1980) del Belice (1968) e del terremoto di Messina (1908) siano ancora in attesa.
Scrivere ancora di dolore e di disperazione mi sembra superfluo. Voglio parlare di speranza e di tanta brava gente che aiuta chi è stato meno fortunato immergendosi in una tristezza che diventa subito la loro. Complimenti.
Preferisco gli "angeli" sul posto a dei personaggi vuoti e inutili seduti nei salotti televisivi.
Staff
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