Ma chi ha sviluppato l'algoritmo che gestisce le supplenze? Qualunque sviluppatore software sa bene che non sia un lavoro semplice ma sa anche che un algoritmo non dovrebbe restituire errori nei suoi risultati. E invece, ogni anno, ci sono contestazioni, errori, cattedre inesistenti.
Ciò, ovviamente, può dipendere anche dagli uffici scolastici territoriali che inseriscono i dati e lo fanno compiendo errori.
Non siamo qui per cercare responsabili tecnici in quanto la responsabiltà è sempre e solo politica. Scelte discutbili che comportano errori ogni anno. Ci sono ferventi sostenitori del ritorno alle nomine dei supplenti in presenza. Era più semplice ed era sicuramente più funzionale. Il docente si presentava alla convocazione e sceglieva la cattedra in base al proprio punteggio in graduatoria.
Era talmente semplice e funzionale che bisognava complicarlo e renderlo pieno di errori per sembrare all'avanguardia e tecnologici. La burocrazia, però, vince anche sulla tecnologia e rendere semplice il mondo della scuola - da sempre farraginoso e sempre più burocratico e pieno di scartoffie inutili - non è cosa da poco.
Problemi, annullamenti, richieste di verifica delle nomine ce ne sono in diversi uffici territoriali. Segno che è il problema è l'algoritmo o il modo in cui i dati sono stati forniti allo stesso.
Sappiamo di Pordenone, Palermo, qualche richiesta di verifica nomine a Vicenza e in altri uffici. Le cattedre disponibili, inoltre, sono poche però sembra che l'importante sia vendere corsi a tutti. Considerato che si voleva assumere un numero considerevole di docenti si poteva evitare di far pagare migliaia di euro di abilitazione a docenti che rimarranno senza cattedra. Si poteva far abilitare chi è assunto (di ruolo) o chi ha un contratto certo almeno fino al 30 giugno.
No, facciamo sborsare migliaia di euro a tutti. Chi se ne frega se tanti docenti rimarranno senza lavoro ma pieni di attestazioni e certificati inutili. Però sono disoccupati abilitati e certificati: disoccupati di grande qualità.
I docenti già nominati - con le correzioni e le rielaborazioni - potrebbero perdere la nomina o essere nominati in altra scuola. Così vanno le cose anche se è grottesco che accada usando la tecnologia.
Ricordate sempre: un computer non sbaglia mai. L'errore è sempre umano: di programmazione o di inserimento dati.
I docenti incrocino le dita e mandino ricorsi, coinvolgano i sindacati, si facciano valere. Chiedere il riconoscimento di un proprio diritto non è fare torto ad altri.
Anche perché per lavorare a scuola prima bisogna riempire bene bene le tasche di università e centri di formazione pagando corsi il cui costo è imbarazzante rispetto al misero e vergognoso stipendio di un docente (rendere trasparente la partecipazione di politici nella proprietà o nella gestione di università o e cdf sarebbe chiedere troppo?).
I docenti precari, troppo spesso, sono l'ultima ruota del carro. Bistrattati e umiliati costantemente.
Staff
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