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Un parere del CTS suggerisce che gli studenti delle scuole superiori possano tornare a scuola in presenza nonostante gli assembramenti e i trasporti non adeguati. Bar, ristoranti, palestre, locali, dove si riunirebbero meno persone che in una classe scolastica però devono restare chiusi. E non si capisce in base a quali dati.
Il virus, dunque, non va a scuola: è un virus ignorante; così come non va a pranzo nei ristoranti e non va a fare la spesa negli affollatissimi supermercati.

I Governatori delle Regioni tutelino i docenti, il personale delle scuole e le loro famiglie dopo il "parere" del CTS. Parere, a quanto riporta l'ANSA, sarebbe stato fornito al Ministro della Salute: le scuole superiori possono riaprire in presenza come da ultimo DPCM. Quali siano i dati scientifici a supporto non è dato sapere.

I docenti delle scuole, molti in età a rischio di contagio (mentre i giovani sono più spesso asintomatici ma contagiosi), non devono essere tutelati? Il personale ATA delle segreterie, i collaboratori o bidelli non devono essere tutelati?

Di vaccini ai docenti e al personale della scuola non si parla. Neanche di tamponi.

Chiunque abbia messo piede in una scuola sa che spesso le aule sono gremite, piene zeppe di allievi. Le classi "pollaio" non sono mai state suddivise in più classi. Spesso tra i banchi, nonostante siano già singoli (non era necessario spendere oltre 400 milioni di euro per banchi a rotelle), non c'è neanche il metro di distanza.
Insegnare con le finestre aperte con le temperature gelide di questi giorni non è praticabile.

Sappiamo già con certezza che il trasporto pubblico non può essere potenziato in tutta Italia per cui gli studenti sarebbero costretti ad ammassarsi dentro i mezzi.




I docenti e il personale della scuola, dunque, possono rischiare di essere contagiati?
E della salute degli stessi studenti non importa? In Veneto ci sono già 200 classi (di elementari e di medie) in quarantena e questo non è un indicatore che, probabilmente, la scuola non deve ancora riaprire?
Sono domande retoriche la cui risposta è ovvia. In particolar modo perché, come riporta l'ANSA, quello del CTS è un parere.

Così come non sembra sia compito del CTS esprimere pareri "politici" tipo se il Presidente della Regione non riapre le scuole: "se ne assume la responsabilità". E, di grazia, dal CTS spieghino di cosa parlano.
Tutelare la salute della popolazione è uno dei compiti dei Presidenti di Regione. Dispiace che non possano decidere anche sulla riapertura di negozi, attività commerciali, bar, locali, palestre.
Sì perché i Governatori delle Regioni hanno una conoscenza dei loro territori più approfondita di quella che ne ha il Governo centrale e di quella che ne ha il CTS.
Governo che sembra stia lasciando governare altri al posto suo.

Riaprire le scuole è uno dei motivi della frattura tra Renzi e Conte. Conte, senza i voti di Italia Viva, non passerà probabilmente il voto di fiducia in Senato (martedì alle 9.30).
Dunque, con un parere, riportato dalle agenzie di stampa con mille verbi al condizionale (per cui non è stato sapere la realtà dei fatti), si risolve il problema del Covid nella scuola.
Il virus non va a scuola: è un virus ignorante; così come non va a pranzo nei ristoranti (chiusi a cena) e non va a fare la spesa negli affollatissimi supermercati.

Moltissimi studenti, inoltre, sono frequentatori di palestre, piscine o praticano altri sport. Perché possono riunirsi a scuola ma non possono giocare a calcio? Perché possono ammassarsi a scuola ma non possono bere una bibita al bar o mangiare un pizza con gli amici seduti in pizzeria?

Allora, prima, facciano lavorare i ristoratori invece di inviare decine di agenti di polizia ad elevare sanzioni. Le Forze dell'Ordine vanno impiegate per contrastare l'illegalità e non per tartassare chi non ce la fa più perché vuole lavorare invece di aspettare l'elemosina di un misero insufficiente ristoro - quando e se arriverà - da parte del Governo Conte.

Staff




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