Nightlife del Veneto: le imprese vogliono riaprire

Il settore della nitghlife e della vita notturna, in Veneto, sta soffrendo a causa della diffusione del COVID-2019, un coronavirus. Panico e allarmismo davvero esagerati rischiano di mettere in ginocchio un intero settore.

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I locali della vita notturna e il mondo dell'entertainment del Veneto sono pronti a riaprire. Attendono un cenno dalla politica. Cenno che, però, tarda ad arrivare.

La situazione richiede interventi immediati, seri, precisi con date e indicazioni per la sicurezza che siano certe.
L'intero mondo dell'entertainment e della vita notturna del Veneto è in crisi a causa della quarantena da Covid19 e dalla politica non arrivano segnali.

Il settore, che può benissimo essere annoverato nella voce Turismo (e che fattura e paga molte tasse), è stato praticamente dimenticato dalla politica che sta studiando la ripartenza e la cosidetta fase 2 ossia la convivenza con il virus.

Gli imprenditori del settore "divertimento" non possono però aspettare ancora a lungo. Ci sono, ci viene detto in via informale, migliaia e migliaia di persone (forse più di 50.000) impiegate tra lavoratori, indotto e servizi. E tutte stanno rischiando senza aver avuto neanche aiuto o bonus dallo Stato.



E quella miserabile e offensiva offerta di 600 euro di bonus, in tanti neanche la vorrebbero perché è molto più significativo e onorevole poter lavorare, produrre e fatturare.
Ci sono fior di professionisti tra le partite iva, in generale, che 600 euro li fatturano in 2 ore di lavoro e non in un mese. Ecco perché il bonus si doveva calcolare in base al fatturato e non ridurlo a una miserabile elemosina.

Un imprenditore del settore entertainment (da locali di spettacoli a sale slot e bingo e locali di musica dal vivo) con 600 euro al mese non fa nulla. Stiamo seri.

Nel mondo della notte, della movida, del divertimento si scalpita. Si vuole riaprire, si vuole lavorare. Tanti sono pronti a farlo nel rispetto delle regole per la sicurezza previste da scienziati e politici.
Altri aspettano di capire come si farà nei ristoranti, nelle chiese (per le messe), con i matrimoni ed i festeggiamenti, con i catering e con tutto ciò che prevede un minimo di assembramento e di gente. Non si possono fermare a lungo tutte queste attività: il rischio è la chiusura definitiva e permanente.



Con quali modalità si deciderà se tenere aperto un bar nella piazza centrale di una cittadina, con tanto di tavoli all'esterno, o se riaprire un discobar con musica e dj o un locale notturno o se far tenere la messa nel Duomo della città? L'assembramento, se questo è davvero la discriminante, sarà sempre assembramento indipendentemente dal luogo in cui si crea.

Per questi interrogativi, però, non c'è ancora risposta. Si deve aspettare che qualche politico mostri coraggio e indichi la via da seguire. Si sono fatti votare ed eleggere per essere guide e per amministrare. Devono, però, anche dare risposte.

Staff




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