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Primi spiragli di "Fase 2" nella quarantena da Covid19: riaprono in Veneto le librerie e i negozi di abbigliamento per bambini. Troppo poco ma è un inizio.

Tutto chiuso: negozi, ristoranti, bar, locali. Da tanti giorni le città sono diventate città fantasma. Poche auto in giro, poche persone in strada. Solo supermercati aperti.

A questa desolazione ci stiamo abituando. Come ci siamo abituati, anche se non tutti, a stare a casa. A non abbracciarci, a non darci baci e a non stringerci la mano. Al supermercato, se ti avvicini troppo, la gente ti guarda in cagnesco e questo non è un bel segnale. La fiducia tra le persone sta finendo come si sta esaurendo la fiducia nei metodi della politica.

Si quella politica che ha promesso aiuti che si sono ridotti a elemosina come i 600 euro al mese (pensate a professionisti che fatturano migliaia di euro ogni mese... cosa se ne faranno di 600 euro?) o i 25.000 euro di prestito che ti danno - forse - solo se ne hai fatturati 100.000 l'anno prima. Vuol dire che se nel 2019 ne avevi fatturati 10.000 il prestito al massimo sarebbe di 2.500 euro. Il che è diverso, molto diverso, dal propagandare i 25.000 per chiunque ne faccia richiesta. No ci vogliono garanzie, certezze. Quelle certezze che non si hanno. Peccato.



La propaganda ha avuto ancora una volta la meglio. Abbiamo chiamato in banca per provare a chiederli. Impossibile. Non rientriamo nei parametri. E allora non sono aiuti reali per tutte le imprese. Pazienza. Ci eravamo illusi. Ci avevamo sperato che stavolta le cose fossero diverse.

E così non ci rimane che sperare nella riapertura nei tempi più brevi possibile.

C'è un intero comparto su cui nessuno fa domande: quello dell'entertainment, quello della vita notturna. Sembra che sia un tabù parlare di discoteche, di dj, di vita notturna, di strip bar, di musica dal vivo, di teatri, di musica, di cultura.

I giornalisti fanno a gara per chiedere se si possa portare a spasso il cagnolino o se invece di 200 metri, in Veneto, se ne possano fare 1.000. E intanto migliaia di persone - comprese quelle delle sale bingo e delle sale giochi - non hanno alcuna certezza per il loro lavoro.

Il comparto è stato pressoché dimenticato e i loro lavoratori non hanno alcuna informazione sul futuro.



I locali notturni, quelli che contribuiscono al divertimento e alla sanità mentale di chi lavora 8-10 ore al giorno perché può passare ore spensierate, sono chiusi. Fino a quando? In che modo potranno riaprire?

I lap dance bar potrebbero riaprire, probabilmente, seguendo gli accorgimenti del distanziamento sociale, guanti, mascherina e gel disinfettante. C'è meno gente in uno strip bar che nei bar della movida dove la gente si accalca dentro e in strada. Eppure è tutto chiuso. E queste persone: titolari, baristi, dj, camerieri, artiste, grafici, comunicatori di cosa vivono? Qualcuno ha pensato che solo in Veneto ci sono migliaia di lavoratori il cui futuro è assolutamente incerto?

Perché si parla sempre di negozi, di centri commerciali, di supermercati, quando in Veneto un comparto davvero grande è quello della vita notturna e del divertimento? A questo sommiamo la musica dal vivo e le sale giochi e bingo. Una marea di lavoratori, e di elettori che dovranno votare a breve, che non hanno risposte da nessuna parte politica.



Un esercito di cittadini, lavoratori, elettori di cui - sembra - nessuno si sta occupando. E, invece, bisogna fare in fretta poiché le difficoltà sono tante e anche queste persone hanno famiglia e hanno diritto di ricominciare a vivere serenamente.

Staremo a vedere come la politica intenda intervenire per dare aiuti a questo settore. Consentire la riapertura - nei limiti del consentito per evitare contagi - sarebbe la soluzione migliore. Del resto molte aziende hanno riaperto con il semplice principio del silenzio/assenso.

La riapertura delle imprese è una scelta del Governo nazionale ma le istanze del territorio possono essere raccolte anche a livello regionale per farsi portavoce di un malessere diffuso.

Le Regioni, inoltre, stanno avviando la "fase 2", ossia la convivenza con il virus, in modo eterogeneo e - allora - perché non prestare attenzione ad un settore come quello dell'entertainment che in Veneto dà lavoro a tantissime persone?

Staff
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