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Elezioni amministrative. Vince l'astensione di massa. Circa il 45% degli elettori non si è recato alle urne. Questa volta l'astensione premia il centrosinistra.




Diremmo che a "urne fredde" cioé elezioni concluse (perché scrivere chiacchiere inutili a urne aperte?) la grande vincitrice di questa tornata elettorale è sicuramente l'astensione che, in modo trasversale, si conferma il partito di maggioranza in Italia.

L'astensione, solitamente, premia i partiti che - in un determinato momento storico - hanno elettori più fidelizzati. La presenza di Draghi, inoltre, come capo del Governo ha sicuramente favorito il centrosinistra. Di Draghi, tanti italiani, si fidano (almeno fino a quando non cambieranno idea come le banderuole girano col vento).

Il premio fidelizzazione, un po' come quello delle tessere raccolta punti dei supermercati, è andato al centrosinistra che ha vinto al primo turno a Milano (sindaco Giuseppe Sala), Napoli (eletto Gaetano Manfredi) e Bologna (sindaco Matteo Lepore). La Regione Calabria, ovviamente, va al centrodestra.

A Milano, Roma e Napoli l'affluenza è stata sotto il 50%. A Bologna è stata del 51%. Quando la gente non vota la democrazia mostra limiti e sofferenze. Significa anche che tanta gente non si fida di questa politica. Palese.

Ballottaggi, invece, a Roma, Trieste e Torino. A Roma ottimo risultato di Calenda che con la sua lista unica.




Un partito che ha perso, però, forse, c'è. E' quel Movimento Cinque Stelle che perde Torino e Roma e tanti voti. Quel partito che doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e che,invece, pare sia rimasto inscatolato come gli altri. La grande rivoluzione non si è mai vista e tanti elettori, evidentemente, sono stanchi di aspettarla.

Perde anche la Lega di Salvini. Quell'idea di essere partito di lotta e di governo non funziona e non premia. Gli elettori sono stanchi di dichiarazioni sui social che portano poco nel paniere.

La Politica italiana, da troppo tempo inginocchiata ai piedi della finanza, sembra abbia perso il ruolo di controllo e guida del Paese.

Ci vuole una seria politica per il lavoro con riduzione delle tasse. Il costo della vita aumenta sempre ma gli stipendi sono inchiodati al palo.
Bisogna ridurre le tasse e farlo veramente non sbandierare ai quattro venti ciò che non si fa mai.

Lavoro. Bisogna dare lavoro, certezze, stabilità. Assumere - ad esempio - i precari della scuola con almeno 3 anni di servizio (direttiva europea n. 70 del 1999 recepita in Italia con il d.lgs 368/2001) e smetterla con il precariato illegittimo ma che è un serbatoio di voti.
Bisogna creare lavoro per quei 35-55enni che non riescono più a trovarlo.

Fin quando le necessità del popolo saranno considerata un pozzo da cui pescare voti le cose non cambieranno.

Staff





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