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In palestra, prima del Covid, tanti di noi andavano tutti i giorni. Il 24 maggio, finalmente, hanno riaperto. Ecco cosa abbiamo trovato.

Palestre riaperte dal 24 maggio. Finalmente un po' di normalità. Alle 17.30 ci siamo fiondati anche noi di Assud e abbiamo ricominciato ad allenarci.

La palestra frequentata da noi è stata oggetto di alcune trasformazioni estetiche palesemente legate al tema della sicurezza. Sono stati creati dei percorsi - con indubbia attenzione ai dettagli - che separano le aree che, prima del Covid, erano percorribili.

Gli attrezzi sono separati l'uno dall'altro, e messi in sicurezza, da grandi pannelli di plexiglass. Le persone che si allenano, così sono letteralmente "ingabbiate" e non possono entrare in contatto tra di loro.

Gel per le mani e disinfettanti spray sono a disposizione in grande quantità. Usare la mascherina è obbligatorio per spostarsi dentro la palestra da un attrezzo all'altro ma si può togliere durante l'allenamento.
Non si possono fare assembramenti e bisogna stare distanziati almeno un metro e in certi casi due.

Negli spogliatoi gli armadietti utilizzabili sono alternati: uno aperto e uno sigillato.

Tutte misure di sicurezza anticovid. Tutto perfetto.




Il dubbio che rimane è sempre quello: non si poteva riaprire prima? Non si poteva far lavorare gli addetti delle palestre che già mesi fa avevano predisposto tutte queste misure di sicurezza? Cosa è cambiato oltre ad aver perso mesi e mesi di lavoro?

Vero è che la stagione calda fa sparire i coronavirus come accaduto l'anno scorso (senza coprifuoco e senza vaccini il covid nell'estate del 2020 non c'era).
Sembra che manchi, come spesso accade in Italia, la programmazione e la pianificazione. Si è aspettata la stagione più calda per riaprire.
Di certo non è merito del coprifuoco e delle assurde chiusure volute dal Governo.

I vaccini certamente risolveranno, entro alcuni mesi, il rischio di grande diffusione del virus ma il numero attuale dei vaccinati non sembra possa giustificare il grande miglioramento degli indici di contagio. E' primavera inoltrata: tutto il resto sono chiacchiere e business farmaceutico.

A questo punto si potrebbe anche togliere il coprifuoco e lasciar lavorare davvero tutte le imprese e le attività ma sappiamo che le emergenze hanno sempre dato ad alcuni il modo per fare affari (basti pensare al terremoto a L'Aquila) per cui aspetteremo ancora qualche settimana.

Riaprire tutto: lo diciamo da mesi. Arriverà il momento. Avremo tutti sprecato un anno e mezzo di vita chiusi in casa e speso tutti i nostri risparmi per sopravvivere alla carenza di fondi e di sostegni per tutti.

Tanta gente è rimasta indietro e non ha ricevuto aiuti ma questo sembra non importare a nessuno.

Staff

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